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Sulla caduta di Ramadi e dintorni

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Ramadi è caduta. Le truppe del califfato hanno issato la bandiera nera e le truppe regolari dell’esercito iracheno si sono ritirate. La battaglia, durata tre giorni dopo un assedio di circa sedici mesi, ha causato circa 500 morti e oltre 25 mila sfollati. L’ISIS ha attuato una strategia militare molto simile a quella utilizzata per prendere Mosul. Forte supporto delle tribù locali sunnite, come racconta sulla Stampa Maurizio Molinari, travestimenti per forzare i posti di blocco e uso dei kamikaze. Ora l’ISIS si consolida nell’ovest del paese e si ferma a 130 km da Baghdad.

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Il caos in Yemen spiegato in 5 mappe

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Un paese sull’orlo della guerra civile

Spiegare il caos yementia non è semplice. L’escalation degli ultimi giorni è solo l’ultimo capitolo di un’instabilità permanente. Il fulcro della vicenda nasce dall’avanzata del movimento sciita degli houthi. Il gruppo, nato nel 2004, ha iniziato una forte offensiva contro il governo centrale a partire dalle primavere arabe che nel 2011 avevano deposto il Presidente ‘Ali ‘Abd Allah Saleh. Da allora, partendo dal nord, hanno conquistato 10 delle 22 provincie in cui è diviso il Paese.
Lo scorso 20 gennaio i ribelli houthi, vicini all’Iran e agli hezbollah libanesi, avevano lanciato la loro offensiva sulla capitale occupando la tv di Stato e il palazzo presidenziale. L’assalto aveva portato ad un accordo con il governo, dimessosi poi in blocco, e all’ingresso in parlamento. Mentre le ambasciate occidentali chiudevano i battenti all’inizio di febbraio, la situazione è precipitata qualche giorno fa con la fuga del presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi e con i successivi raid dell’aviazione dell’Arabia Saudita.

Cronistoria degli eventi

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#DailyGraph, Infografiche, Mappe

#DailyGraph – Gli attacchi contro la comunità islamica dopo Charlie Hebdo

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Sparare sulle moschee

Il dolore porta con se altro dolore. Subito dopo il violento e sanguinoso attacco alla redazione di Charlie Hebdo sono iniziati altri piccoli, ma significativi, episodi di violenza che sono passati quasi inosservati. La comunità musulmana francese è stata colpita da una serie di rappresaglie:

  • Tre granate lanciate contro una moschea a Le Man
  • Una bomba lanciata contro un ristorante associato ad una moschea a Villefranche-sur-Saone
  • Colpi di fucile contro una moschea a Port-la-Nouvelle

Tell MAMA UK, un gruppo britannico che monitora gli atti islamofobi, ha mappato tutti gli incidenti successivi alla strage di Charlie Hebdo

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La strage di Charlie Hebdo e twitter. Il caso di #JeSuisCharlie

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L’agguato a Charlie Hebdo

Nella mattina di ieri, mercoledì 7 gennaio, due persone ben armate hanno fatto irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo con due Ak-107 e hanno fatto fuoco. Il bilancio è stato di 12 morti.
Subito è partita un’onda emotiva che ha richiamato in piazza migliaia di persone in Francia e in altre parti del mondo. (Qui una raccolta di immagini realizzata da Livia Liberatore)

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Anche i social si sono fatti portatori di questa “onda” con l’hashtag #JeSuisCharlie. Attraverso il volume di dati è stato possibile realizzare una mappa con i tweet dalle 13 di mercoledì fino alle 20, quando c’è stato il culmine delle manifestazioni.

Un po’ di numeri

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Ma in numeri di quanti tweet stiamo parlando? Secondo il calcolo di Twitter Data alle 19 e 15 di ieri erano stati twittati oltre 2.1 milioni di tweet con l’hashtag #JeSuisCharlie, con un volume di oltre 4 mila tweet al minuto.

[AGGIORNAMENTO 11 Gennaio]

Nel giro di un solo giorno l’hashtag #JeSuisCharlie ha fatto segnare numeri da record diventando uno dei più popolari della storia di twitter. In 24 ore è stato twittato oltre 6.500 volte al minuto per un totale di 3.4 milioni di tweet

[nota: i tweet della mappa sono solo i tweet geolocalizzati. Mentre quelli conteggiati da twitter data sono complessivi]

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Le spiagge del sud-est asiatico 10 anni dopo lo tsunami

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Il 26 dicembre 2004 un violento terremoto di magnitudo 9,3 della scala Richter ha colpito il sud-est asiatico.

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L’onda lunga dello tsunami

Il sisma, localizzato ad ovest dell’isola di Sumatra, ha creato un violento tsunami che ha colpito con onde alte 14 metri le coste di Indonesia, Sri Lanka, India, Thailandia, Birmania, Bangladesh e Maldive arrivando anche al Kenya e alla Somalia.

In questi giorni ricorre il 10 anniversario della tragedia e in tutto il sud-est asiatico si rincorrono manifestazioni in memoria della tragedia.

E molti siti hanno creato diverse gallerie (qui e qui) che mostrano come sono ora i luoghi colpiti dalla furia della natura. Ma come sono cambiate le coste colpite dalle onde dello tsunami.

Nel post di oggi cercheremo di mostrare qual è lo stato delle coste dopo dieci anni dalla tragedia.

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Dove vanno a morire i giornalisti. Analisi dei rapporti RSF e CPJ

I due rapporti

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La fine dell’anno, si sa, porta con sé dei bilanci. Uno di questi riguarda i giornalisti morti mentre raccontavano la quotidianità che si fa storia. In questi giorni sono usciti due report, con dati leggermente diversi, in merito ai giornalisti uccisi, rapiti o arrestati mentre facevano il loro lavoro. I due rapporti sono rispettivamente quello di Reporters sans frontières che ha pubblicato il suo annuale resoconto sulla violenza contro i giornalisti, e quello del Committee to Protect Journalists che dal 1992 si batte per la libertà di informazione.

Com’è andato il 2014?

Viaggio tra i chiaro-scuri di una professione ancora pericolosa

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Globalizzazione del crimine: tutte le vie dei mercati illegali

 Il grande mercato

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Nel mondo globalizzato, si sa, le merci si muovono. Nel mondo globalizzato, però, viaggiano pure le merci illegali. L’ufficio ONU per il controllo delle droghe e dei crimini ha diffuso una corposa ricerca sulla “globalizzazione della criminalità”.
Vox nello specifico riporta una mappa che indica quali sono le principali rotte dei traffici illegali e quali sono i “prodotti” coinvolti. Quasi tutti sono portati a pensare che il mercato più grande sia quello della droga ma in realtà il movimento di “beni” illegali è molto più vasto. Oltre a eroina e cocaina c’è un florido mercato che va dalle armi da fuoco fino agli animali in via di estinzione. Ma ci sono anche minerali come oro e cassiterite. Non va dimenticato anche il grande business degli esseri umani, dalle migrazioni forzate fino al traffico di donne.

Tutto questo traffico ha due aspetti di grande rilevanza

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